Ripascimento, balneari senza pace

La mareggiata si riprende la ghiaia

Non c’è pace per i balneari del lungomare centro-sud, la ghiaia del ripascimento appena arrivata è sparita con la mareggiata di ieri notte in via Faleria. Da una ventina di giorni si lavora, l’Orfeo Serafini è un cantiere dove viene deposto il materiale. Tempo permettendo lunedì riprendono i lavori sulla battigia. Al contempo si dovrebbe preparare la spiaggia con ombrelloni e lettini ma, per come si sono messe le cose, a sud tanti chalet non riapriranno e a rischio è anche il servizio di ristorazione. Tra mareggiate e coronavirus, distanziamenti e mascherine non ha senso fare la stagione. Tra gli addetti al settore fino a ieri c’era la preoccupazione, adesso domina la disperazione. Sei mesi fa la mareggiata del 12 e 13 novembre costò più di mezzo milione a Porto Sant’Elpidio tra chalet e impianti danneggiati. Adesso scompare la ghiaia appena arrivata. A quale santo debbono raccomandarsi gli chalet? Ieri mattina a sud della piattaforma di legno, dove era cominciato il ripascimento, si è venuto a creare uno scalone di due metri, tutto sprofondato. Il vicesindaco, assessore alla difesa della costa, Daniele Stacchietti segue da vicino la vicenda: «il lavoro in essere è la conclusione del secondo lotto del ripascimento – dice – il senso dell’operazione sta proprio nel tempo in cui è realizzata, a maggio, per cercare di mettere a disposizione più spiaggia rispetto a quella che normalmente avrebbero gli stabilimenti». Ma la soluzione delle soluzioni è rappresentata dalle scogliere emerse «su questo siamo concentrati» avverte Stacchietti, il Covid-19 non ha rallentato le pratiche «stiamo procedendo, abbiamo fatto il progetto preliminare a Natale e adesso ci sono gli studi propedeutici alla progettazione esecutiva. Abbiamo fatto la nostra parte sul ripascimento e nel mettere in sicurezza le infrastrutture e gli stabilimenti». Si pensi ai sacchi, alle dune, agli scogli o cubi in cemento. Interventi eseguiti da operai del comune e da ditte specializzate. La voglia di fare c’è, l’amministrazione la appoggia, ma le incognite pesano sulla ripresa. Giovanni Sabani della Terrazzina guarda il mare che s’è portato via la ghiaia nella notte e riavviare l’attività in queste condizioni è impossibile: «ad oggi non sappiamo niente, per il momento sono fermo, non compro niente finché non ho un protocollo sottomano» spiega. Regione e Inail devono mettersi d’accordo sulla linea da seguire, lunedì è impossibile partire: «non sappiamo ancora cosa fare per mettere a norma il locale». Ci si mettono pure i prezzi dei prodotti che servono, che sono alle stelle, a complicare le cose. Guanti e gel disinfettante pagati a peso d’oro. Solo per aggiornare il documento di valutazione dei rischi un imprenditore deve sborsare 300 euro. E la cassa integrazione non arriva, i dipendenti si rivolgono ai datori di lavoro, anche se non lavorano, chiedono anticipi. Ma i datori di lavoro chi li paga? Andrea Di Santo del Pepenero taglia corto «se continua così è meglio l’interdizione alla balneazione». Il ripascimento procederà da sud a nord fino agli chalet Tropical e Veliero ma anche lì «la situazione è pesantissima» dice Fiorenzo Talamonti del Tropical. Il ristoratore e balneare è preoccupato anche per la responsabilità che è tutta sulle spalle del datore di lavoro se un dipendente si becca il virus sul luogo di lavoro. L’infortunio senza scudo penale per le imprese è un attacco all’imprenditorialità. In queste condizioni, a rischiare sul piano civile e penale per portare avanti un’attività, diventa impossibile fare impresa.

corriere 16 maggio

 

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