Noi ristoratori fra mille vincoli e nessun aiuto

Ristoratori ignorati e spinti al crac. Lunedì riaprono, si sono dovuti adeguare a norme che non condividono, gli incassi precipiteranno. Nessuno li ha ascoltati i ristoratori, nessuno ha considerato quelle chiavi consegnate al governo per protesta, sono stati multati perfino per assembramento dopo il flash mob, e pensare che erano a distanza. A Fermo la ristorazione conta e parecchio, è l’anima del turismo. Fino a quanto durerà a queste condizioni? Piero De Santis è il referente provinciale per la categoria in Confartigianato e lo dice senza peli sulla lingua «il decreto rilancio non ci soddisfa affatto, con il credito d’imposta sugli affitti in attività d’impresa lo Stato ci riconosce un 30% ma il resto lo abbiamo dovuto pagare a chi ci ha affittato l’esercizio. Siamo stati costretti a chiudere ma gli affitti non sono stati sospesi, li abbiamo pagati. I contributi a fondo perduto li abbiamo avuti solo ad aprile ma dove eravamo a marzo e a maggio, in ferie? Sull’Imu hanno fatto lo sconto agli alberghi e ai balneari, a noi ristoranti ci ha pensato qualcuno? Le banche ci stanno massacrando sugli scoperti di conto che in questi mesi abbiamo azzerato per pagare il pregresso, con interessi tra il 7 e il 12%. A proposito di finanziamenti fino a 800mila euro con garanzia statale è impossibile avviare perfino la pratica, fanno sempre tante difficoltà, siamo allo sbando». Ecco lo sfogo del rappresentante di categoria, contitolare con il fratello del prestigioso hotel-ristorante Il Gambero e dello chalet-ristorante Settemari a Porto Sant’Elpidio. I ristoratori costretti a chiudere e senza aiuti, tolte le 600 euro di marzo, adesso sono costretti a rispettare le regole per poter riaprire. Sono regole imposte e non concordate, sono misure scollegate dalla realtà, sul piano economico insostenibili. Molti non riapriranno e, se lo faranno, chiuderanno a breve. Cristina Piazzolla del ristorante Orsolina a Fermo, meta ambita dei buongustai, riapre lunedì ma non è convinta, è costretta perché è un’attività di famiglia da mandare avanti: «innanzitutto non c’è chiarezza – rimarca la ristoratrice – non abbiamo niente di scritto, la Regione dice una cosa e l’Inail un’altra, con un distanziamento di 4 metri a cliente è impossibile lavorare, sulla veranda ci entrano solo 14 persone, come faccio a lavorare, è impossibile. Ricominciamo perché non possiamo fare diversamente, ma con quali prospettive? E senza aiuti, perché non è arrivato niente, in banca aspettiamo ancora la risposta alla richiesta di finanziamento». Chi ha sulle spalle quasi tutte le spese di prima non può farcela con un quinto del fatturato di prima. Un ristorante è un’impresa complessa, che oggi trema. Tutti a Fermo conoscono l’osteria Delle Cornacchie a Petritoli, le tavolate dove si mangia gomito a gomito scavando il formaggio a centro tavola e prendendo dal vassoio la porzione di stinco e patate. Ebbene, l’oste non riapre per adesso «la mia osteria la conosci – dice Sergio Federici – mi dici come faccio a mettere una persona ogni due metri? Rischio di chiudere per sempre per delle stupidaggini. Io ci provo a riaprire, posso aspettare un altro mese ma non lo cambio il genere mio, magari aprirò a settembre, ma sempre sui tavoli metterò sempre due, tre forme di formaggio dove la gente scava e mangia. Adesso sto imbiancando e sistemando, quando riapro vedo come butta e scelgo di conseguenza».

corriere 16 maggio

 

 

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