L’Africa non è un gioco da ragazzi

Per come è andata in scena la liberazione e l’arrivo a Ciampino della ragazza italiana rapita dai terroristi islamici Conte ha preso due piccioni con una fava all’incontrario. Ha fatto due danni in un colpo solo, massimizzando sforzi, costi e disonore.

Da un lato c’è stato il finanziamento ai terroristi con lo spot promozionale e il risalto mediatico della vicenda, con tutto quanto ne consegue a livello di relazioni internazionali, di rapporti e di rischi per tutti.

Dall’altro lato c’è la campagna di odio contro questa ragazza, cosa prevedibile. La passerella con la tunica simbolo della donna-oggetto dei tagliagole è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Questa ragazza è diventata lo sfogatoio del malessere degli italiani con i nervi a pezzi ed è stato Conte a creare le condizioni affinché il malessere esplodesse in questo modo.

A proposito della ragazza faccio una riflessione a livello generale, non personale. Parto dal presupposto che non è per niente facile fare del bene e soprattutto non è facile distinguere il bene dal male sempre. All’apparenza capita spesso, anzi, di scambiare le due cose. Penso alla favola dell’uccellino nella cacca. Così per dire che altruismo, passione, spirito d’avventura non bastano a fare bene. E l’Africa non è un gioco da ragazzi. Il cooperante deve essere un tecnico, un esperto impegnato nella messa in opera di tecnologie progredite, un medico, anche un infermiere, una persona specializzata in qualcosa. La bonarietà, l’ingenuità non sono utili in questi casi e possono fare grandi danni.

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