Quella tunica verde, uno schiaffo all’Italia

Quella tunica verde, uno schiaffo all’Italia.

Sarebbe bastato un uomo anziché un pupazzo a Roma e sarebbe stata un’altra storia. Sarebbe bastato uno qualunque, neanche troppo intelligente, tutto tranne il presidente per caso che non ne azzecca una. Raschiare il fondo del barile con uno così è un gioco da ragazzi.

Nell’ultima combinata è questione di forma, che diventa sostanza. Una minima capacità di discernimento sarebbe stata sufficiente a risparmiarci lo spot promozionale dei terroristi. E dire che di pazienza ne abbiamo dimostrata.

Dopo tutto quello che abbiamo passato, e che stiamo passando, ci voleva proprio la ragazza della periferia est di Milano che rimette piede in Italia con la tunica delle tribù somale. Si tratta di una copertura tradizionale che durante la prigionia avrà indossato e ormai è abituata così, veste in quel modo perché ormai è di fede islamica. Una sua scelta, ma perché evidenziarla? La 24enne Silvia Romano atterra a Ciampino con quella roba che è l’abito tradizionale da passeggio in Africa. Una palandrana verde che è un pugno in un occhio in Italia, di questi tempi. Un pugno che arriva con il calcio nello stomaco dei 4 milioni di riscatto pagato ai terroristi islamici.

Il presidente del consiglio che fa? «Il sorriso di Silvia infonde in tutti noi, in tutto il Paese, una grande energia, una boccata di ossigeno più che mai necessaria in questo momento. Bentornata a casa!» twitta ma io non sento quest’energia e questa boccata d’ossigeno vedendo camminare Aisha tutta infagottata in qualcosa che non appartiene alla nostra cultura, alla nostra religione. Questa non è più Silvia, è Aisha, lo ha deciso lei. Posso capire il senso della sua scelta ma non capisco il senso della sceneggiata. Sul piano politico i responsabili istituzionali della trattativa avrebbero dovuto imporre alla 24enne di vestire abiti occidentali, non di indossare il jilbab. Per una questione di forma, che diventa sostanza. Così facendo, invece, e con le dichiarazioni della conversione all’islam della ragazza, per libera scelta, è andato in scena lo spot promozionale dei terroristi di Al Shabaab affiliati ad Al Qaeda. Non solo i 4 milioni pagati, anche la pubblicità.

Non posso non pensare che questo risultato eccellente sia ad opera di quest’uomo dalle tre v: vuoto, vanitoso, vanesio che tre mesi fa si diceva  “prontissimo” contro il coronavirus ma ancora non riesce a farci avere guanti, mascherine e soldi, nonostante i 450 esperti al governo. In compenso in due mesi ci ha riempito di inutili fogli e paure, multe e deprivazioni. Abituato a riempirsi la bocca di nulla parla di potenze di fuoco e bazooka di liquidità che non ho visto. Invita le banche a un atto d’amore e dice che possiamo vedere i congiunti.

E intanto che aumenta la povertà e le imprese restano chiuse, si aprono le porte del carcere per i boss mafiosi.

In questo guazzabuglio proprio non ci voleva questa bambina un po’ cresciuta che si fa chiamare Aisha e non più Silvia, lei non sa probabilmente quanta bellezza c’è in quel nome di battesimo, che per Leopardi indica giovinezza, amore, speranza. No, lei adesso è la moglie di Maometto, sorride alla folla, ha la sua ora di celebrità, mentre il nostro Conte di Sventura twitta tutto contento “Silvia, ti aspettiamo in Italia!” Prosit.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest