Le Marche al top nei pagamenti della cassa integrazione, merito di Vitale, l’uomo che funziona e per questo è stato silurato dagli incompetenti

Lo dico sempre io che a far funzionare le cose sono gli uomini. Le differenze tra quello che va e quello che non va le fanno coloro che sono in prima linea. Vengo a sapere che le Marche, la mia Regione, è al top del risultato nel pagamento della cassa integrazione.

Mi spiego meglio: mentre, ad esempio, in Lombardia solo 63 dipendenti hanno ricevuto il bonifico dell’Inps, 40 aziende su 4.502 in totale che ne hanno diritto, o in Veneto, dove sono stati liquidati 3.676 lavoratori per 1.887 aziende che rappresentano l’11% delle domande autorizzate. Mentre in Sardegna, altro esempio, nessuno ha ricevuto il sostegno al reddito e le difficoltà dell’accesso alla Cig sono sotto gli occhi di tutti, le Marche si distinguono per efficienza di pagamento della cassa integrazione: Su 6.456 domande ne sono state approvate 6.075 e dal 23 aprile sono partiti pagamenti che hanno interessato 3.283 imprese per un totale di 7.028 beneficiari. Scopro tutto ciò leggendo l’articolo di Simone Di Meo oggi su La Verità. Il giornalista fa notare che l’ottima performance si spiega con le capacità di un uomo: Fabio Vitale, direttore Inps Marche. Come ci è arrivato nelle Marche Vitale? L’uomo che ci ha fatto avere il record di casse integrazioni pagate? Ci è arrivato perché cinque mesi fa è stato cacciato dalla sede centrale dell’Istituto di previdenza, è stato «mandato in esilio ad Ancona» come scrive Di Meo. Malvisto dal presidente Pasquale Tridico e da Gabriella Di Michele direttore generale Inps. Punito per le sue idee sovraniste e per aver scoperto che i contribuenti italiani pagavano il reddito di cittadinanza a una terrorista. Tale Federica Saraceni, ex brigatista rossa che prende 700 euro al mese del reddito di cittadinanza, una super assistita. Per quella scoperta, rimbalzata sulle cronache di tutti i giornali, Vitale è stato esiliato nella piccola Regione del Centro Italia. Si scopre poi che sempre Vitale, quand’era responsabile della Vigilanza dell’Inps, aveva messo sott’inchiesta l’allora direttore generale Massimo Cioffi costringendolo alle dimissioni. Cioffi fu indagato per abuso d’ufficio.

Ma i tempi sono cambiati, oggi dg Inps è Gabriella Di Michele, la si ricorda per l’inchiesta sui lavori fatti nella sua casa da una ditta in rapporti finanziari con l’Inps, sotto la supervisione di un architetto suo dipendente e la si ricorda per il caos sul sito dell’Inps per i bonus da 600 euro agli autonomi.

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