Protocollo sulla sicurezza interna del 24 aprile, bozza del decreto il 26 sera, secondo voi apriamo?

Protocollo sulla sicurezza interna del 24 aprile, bozza del decreto il 26 sera, secondo voi apriamo? Non chiedetemi di essere contento, sottolinea Giampietro Melchiorri, vicepresidente di Confindustria Centro Adriatico e imprenditore calzaturiero, commentando le nuove disposizioni del Governo guidato da Giuseppe Conte.

L’ITER

«Oggi gli imprenditori sono impegnati nel preparare le comunicazioni ai prefetti per poter riaprire. Devono testimoniare che lavorano principalmente per il mercato estero e che fanno parte della filiera manifatturiera. Per accelerare la pratica – aggiunge il direttore di Confindustria Centro Adriatico Giuseppe Tosi – abbiamo consigliato di allegare la dichiarazione IVA che dimostra che si lavora fuori dall’Italia».

I TEMPI

«Ho ricevuto decine di chiamate e critiche dopo il discorso di Conte e sono ricominciate dalle sette di mattina. Molti non sanno cosa devono fare, perché il protocollo sulla sicurezza è uscito il 24 di aprile. Forse la politica non sa che in molte aziende la sicurezza è affidata a consulenti esterni . Ogni società di consulenza dovrà valutare e certificare lo stato di idoneità. Questo significa che oggi non apre nessuno e ve lo dico perché parlo con gli associati più che con le mie figlie» riprende Melchiorri.

Difficile per gli imprenditori guardare al bicchiere mezzo pieno: «Certo, meglio ragionare su questo oggi che il 4 maggio, ma se va bene guadagniamo due giorni. Purtroppo questo continuo ritardo nel prendere decisioni ha fatto perdere ordini. Eravamo convinti di riaprire il 14 o il 20, poi un nuovo rinvio e nuove regole. Non è questo il modo di aiutare le imprese».

LA BUROCRAZIA

«Con il nuovo decreto comunicato domenica sera, se tutto va bene le piccole imprese ripartiranno lunedì prossimo, considerando che in mezzo c’è anche il primo maggio. Questa settimana sarà utile per definire al meglio le procedure all’interno delle aziende. Saranno in pochi a riaprire, magari ripartiranno le grandi realtà che sono organizzate. Ci aspettavamo tanto, ci ritroviamo di nuovo rallentati dalla burocrazia e, peggio ancora, dall’interpretazione delle norme visto che ci si affida a dichiarazioni e a valutazioni caso per caso» aggiunge Valentino Fenni, presidente della sezione calzature.

«Una cosa è certa – conclude Melchiorri – nessuno è intenzionato ad aprire senza avere la garanzia di sicurezza: rischi per il personale e per noi stessi non li prenderà nessuno. Poche ore fa mi ha chiamato una produttrice di contrafforti per chiedermi se lei poteva ripartire, visto che lavora per un’altra impresa e non direttamente per l’estero. Ecco, questo è l’emblema di un sistema farraginoso che non chiarisce: è chiaro che può, visto che l’azienda che si muove nel mondo senza i suoi pezzi non ha le scarpe per camminare. Ma è giusto che siamo noi a doverlo spiegare?».

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