http://webtv.senato.it/Leg18/webtv_aula?seduta_assemblea=9101

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208ª Seduta pubblica

Martedì 21 aprile 2020 alle ore 14:34

RESOCONTO

ORDINE DEL GIORNO

Comunicato di seduta

Il Presidente del Senato ha comunicato il calendario dei lavori della settimana corrente, approvato a maggioranza dalla Conferenza dei Capigruppo il 16 aprile. Domani si svolgeranno interrogazioni a risposta immediata con i Ministri dell’interno, dei trasporti e dello sport. La discussione della relazione sullo scostamento dell’obiettivo di medio periodo, già prevista, non avrà luogo per mancata presentazione del documento. La Conferenza dei Capigruppo è convocata al termine della seduta odierna, dopo l’informativa del Presidente del Consiglio sulle iniziative legate all’emergenza Covid-19.

I Capigruppo dell’opposizione hanno chiesto che il Presidente del Consiglio, alla viglia di un Consiglio europeo fondamentale per gestione dell’emergenza sanitaria, renda comunicazioni, che si concludono con un voto parlamentare, anziché una semplice informativa svincolata da impegni precisi. La sen. Bernini (FI) ha ricordato che l’interlocutore e la fonte di legittimità dell’attività governativa è il Parlamento, non un comitato tecnico-scientifico. Il sen. Romeo (L-SP) ha rilevato la pretestuosità dell’argomento per evitare il voto (il Consiglio di domani sarebbe una riunione informale) e, richiamando le dichiarazioni del sen. Renzi (IV) che dà per scontata l’approvazione del Mes, ha chiesto a M5S un sussulto d’orgoglio. La sen. Rauti (FdI) ha sollecitato una discussione di merito sul Mes, prima di prendere decisioni che ipotecano il futuro del Paese. Il sen. Perilli (M5S) ha ricordato che anche l’opposizione è divisa sugli strumenti europei per fronteggiare l’emergenza. La proposta di modifica del calendario è stata respinta.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Conte ha reso un’informativa sulle più recenti iniziative adottate sul piano interno e programmate in sede europea. Sul primo punto, il Presidente ha ribadito che la pandemia ha costretto a misure d’urgenza ispirate al principio di precauzionalità. Nelle ultime settimane l’emergenza sanitaria è stata affrontata secondo le seguenti linee: mantenimento del distanziamento sociale, utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione, rafforzamento delle reti sanitarie del territorio, intensificazione della presenza di Covid hospital, gara pubblica semplificata per un’indagine a campione, rafforzamento della mappatura dei contatti sospetti: il Governo terrà informato il Parlamento sull’uso di un’applicazione che tocca diritti fondamentali dei cittadini. Il Presidente ha poi fornito dati sulla ripartizione regionale dei materiali sanitari, sulla fornitura dei quali c’è una grande concorrenza tra Paesi. Nella fase due è previsto un allentamento delle restrizioni per le attività produttive e commerciali e modifiche delle misure di distanziamento sociale: il riavvio dovrà avvenire sulla base di un piano strutturato e omogeneo che tenga conto della sicurezza e della curva del contagio. Si tratta di un passaggio sensibile e complesso: imprudenze potrebbero compromettere i sacrifici fin qui sostenuti. Sul versante economico, il decreto successivo al Cura Italia è articolato su tre direttrici: misure di sostegno alle imprese per sbloccare finanziamenti, tutela degli asset strategici (estensione del golden power a nuovi settori e a operazioni infraeuropee), incentivi alle imprese per riaprire in sicurezza. Di fronte alla previsione di caduta del Pil del 9,1 per cento, per supportare famiglie e imprese il Governo chiederà al Parlamento un ulteriore scostamento – di cifra superiore a quella già stanziata (25 miliardi) e non inferiore a 50 miliardi di euro – per un intervento complessivo non inferiore a 75 miliardi. L’Unione europea non può permettersi di ripetere gli errori del 2008 quando non riuscì a coordinare la risposta, optò per un consolidamento che produsse un secondo shock e portò alla recessione su scala europea. L’ultimo Eurogruppo ha proposto un fondo di garanzia europeo (BEI) per l’attivazione di 200 miliardi di investimenti; un piano Sure come strumento di assistenza sanitaria e sociale; finanziamenti comuni a tassi d’interesse bassi e una linea di credito sanitaria sul Mes. Per come è stato concepito (forti condizionalità macroeconomiche e misure finanziarie stringenti per il soggetto finanziato) il Mes è inaccettabile per l’Italia che, insieme ad altri otto Paesi membri, ha lanciato una sfida per introdurre nuovi strumenti. Alcuni Paesi però, come la Spagna, hanno dichiarato di essere interessati al Mes per fronteggiare spese sanitarie dirette e indirette: rifiutare questa linea significherebbe fare un torto a questi Paesi. Per capire l’incidenza delle condizionalità, l’Italia è disponibile a lavorare sul regolamento attuativo e il Parlamento dovrà valutare se risponde agli interessi nazionali. Il rapporto dell’Eurogruppo richiama infine la costituzione di un European recovery found: l’Italia chiede che sia conforme ai trattati, offerto a tutti i Paesi interessati, particolarmente consistente, mirato a far fronte a tutte le conseguenze negative del Covid-19, immediatamente disponibile, e non dovrà avere le condizionalità che caratterizzano i piani strutturali. L’Italia, che ha una sua proposta, collaborerà con Francia e Spagna per raggiungere un risultato, ma non può accettare un compromesso al ribasso.

Nel successivo dibattito, la sen. Ginetti (IV) ha affermato che il Governo attuale è europeista e mancano le condizioni per l’attivazione degli eurobond; secondo la sen. Bonino (Misto) non si può ipotizzare di fare da soli a meno di scegliere Pechino; la sen. Testor (FI) ha chiesto al Governo fondi consoni e senso della comunità europea; la sen. Unterberger (Aut) ha ricordato le differenti posizioni nella cultura tedesca e ha sollecitato la ripartenza delle attività nelle province autonome; il sen. Nencini (IV) ha ricordato l’intervento fondamentale della BCE e si è dichiarato favorevole al ricorso al Mes; il sen. Ciriani (FdI) ha ricordato il comportamento responsabile dell’opposizione e ha espresso delusione per la mancata formazione di un Governo di unità nazionale che avrebbe sostenuto meglio la trattativa europea: il Mes è la manifestazione plastica di un’Europa retorica e destinata a scomparire. Secondo la sen. De Petris (Misto-LeU) il Governo ha fatto tutto il possibile per fronteggiare l’emergenza, la fase della riapertura va gestita insieme e con linee chiare, sul Mes occorre prudenza, l’Europa deve mettere in campo strumenti eccezionali. Il sen. Marcucci (PD) ha chiesto al Presidente Conte di tutelare gli interessi nazionali e europei con un approccio pragmatico: l’Italia ha bisogno di risorse fresche, in tempi rapidi, con garanzie europee; sul Mes occorre una giusta cautela: deve trattarsi di una linea di credito a lunga scadenza con interessi bassi. Il sen. Bagnai (L-SP) ha ricordato che la Lega tolse la fiducia al Premier perché non rispondeva al Parlamento; oggi in nome dell’emergenza è stata realizzata una restrizione senza precedenti delle libertà costituzionalmente garantite e delle regole democratiche; nella crisi del 2008 i Paesi del nord misero in salvo le loro banche e impedirono ai Paesi del sud di fare lo stesso, oggi è prevedibile che i Paesi del nord monetizzeranno il loro debito e ai Paesi del sud faranno usare un Mes che non esiste senza troika. Il sen. Malan (FI) ha ricordato che la versione originaria del trattato istitutivo del Mes, firmato dal Governo di centrodestra, prevedeva gli eurobond, che sono stati invece esclusi dalle modifiche del 2012; ha poi chiesto in sede europea di lavorare sull’ipotesi di un recovery found garantito dal bilancio europeo. Secondo il sen. Perilli (M5S) il Governo sta operando bene, sta riferendo al Parlamento, è stato coraggioso nell’avviare un nuovo dibattito europeo; anche l’opposizione non è priva di contraddizioni: il vecchio Mes difeso dal sen. Malan è quello che ha strozzato la Grecia e il pareggio di bilancio in Costituzione fu approvato anche da quei Gruppi che oggi chiedono di sopprimerlo. Infine, ha chiesto al Presidente del Consiglio di esplorare anche fonti interne di finanziamento alternativo, con ricorso al risparmio privato volontario.

 

 

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