L’Italia è l’unico Paese europeo a prevedere il carcere per i giornalisti

Il governo di Giuseppe Conte non disdegna il carcere per i giornalisti. Sconcertante posizione assunta dall’Avvocatura dello Stato, che rappresenta la presidenza del Consiglio davanti alla Corte costituzionale.

Il tema è sul tavolo della Consulta da oltre un anno perché due giudici di Salerno e Bari, impegnati a decidere su presunte diffamazioni a mezzo stampa, hanno sollevato una questione di legittimità costituzionale su due norme: l’articolo 595 del codice penale, che per quel reato prevede fino a tre anni di reclusione, e l’articolo 13 della legge sulla stampa, che arriva fino a sei anni di prigione.

La Corte aveva in calendario la prossima udienza per il 21 aprile ma l’emergenza coronavirus avrebbe imposto che si svolgesse a porte chiuse e l’Ordine dei giornalisti, parte in causa, ha chiesto un rinvio perché potesse svolgersi pubblicamente. La Consulta deciderà una nuova data ma il Conte-bis ritiene la questione inammissibile e infondata.

Eppure l’Italia è l’unico Paese europeo a prevedere il carcere per i giornalisti. Critiche arrivano da ogni dove, da Amnesty International alla Corte europea dei diritti dell’uomo, e questo rende ancor più grave la posizione assunta oggi da Palazzo Chigi. I giudici di Strasburgo hanno condannato più volte l’Italia per violazione del diritto alla libertà d’espressione.

CARCERE SÌ O NO? ORA IL GOVERNO DEVE CHIARIRE

di Alberto Spampinato

15 Aprile 2020

La memoria depositata alla Consulta segna un passo indietro rispetto al Parlamento e fino a prova contraria rispecchia la posizione dell’esecutivo.

Ossigeno per l’Informazione considera di eccezionale gravità politica la posizione manifestata dall’Avvocatura dello Stato a favore della permanenza nell’ordinamento giuridico di norme che puniscono con il carcere i giornalisti che incorrono nel reato di diffamazione, pur facendo il loro dovere.  Questa posizione rispecchia quella del governo italiano, e sarà così finché non sarà stata rettificata o smentita.

Per la permanenza di queste norme nei codici l’Italia è già stata sanzionata più volte dalla Corte europea dei diritti umani. Ricordiamo che nel 2012, quando il giornalista Alessandro Sallusti fu condannato a 14 mesi di carcere, scoppiò uno scandalo internazionale al quale il Capo dello Stato Giorgio Napolitano riparò commutando la pena in una multa e chiedendo al Parlamento di cambiare subito quelle norme. Agì come avevano già fatto altri presidenti della Repubblica prima di lui in casi analoghi.

Ci auguriamo che il governo rifletta su questi precedenti e sui riflessi che la difesa del carcere per diffamazione potrebbe avere a livello internazionale sull’immagine dell’Italia. Il governo può cogliere questa occasione per allineare il paese – come sarebbe doveroso – alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti umani. La quale è, in modo univoco e costante, contraria all’esistenza stessa di norme che prevedano il carcere per i giornalisti. Una pena che ritiene ammissibile soltanto per la diffamazione a mezzo stampa che configuri incitamento all’odio e alla violenza. 

Il governo, guidato dall’ “avvocato del popolo”, dovrebbe compiere un ulteriore passo avanti abbracciando la causa della depenalizzazione della diffamazione a mezzo stampa sollecitata dall’Onu e dalle istituzioni europee e mai presa in considerazione in Italia. Dovrebbe dare un alito di vita ai disegni di legge che intendono riformare le norme che prevedono pene pesanti per i giornalisti in caso di diffamazione a mezzo stampa e, per l’appunto, la sostituzione della pena del carcere con la multa. In altre parole, Ossigeno chiede che il governo italiano resti (o si collochi, finalmente) nel solco della Costituzione, dei principi introdotti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e della giurisprudenza della Corte di Strasburgo. 

Ossigeno per l’Informazione

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest