Le Marche troppo avanti rispetto al Governo sulla gestione del coronavirus: Ceriscioli da Porro

Il governatore delle Marche Luca Ceriscioli da Nicola Porro a Quarta Repubblica lunedì scorso

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Si profila la catastrofe economica con il Pil a – 9% dopo il numero di morti e infetti impressionante. Come c’è arrivata l’Italia al primato mondiale per negatività? La colpa non è certo delle case di riposo …

Lunedì scorso a Quarta Repubblica Nicola Porro ha invitato il governatore delle Marche, il caso marchigiano è emblematico ed è servito da esempio per spiegare il perché di tante cose.

A metà puntata il giornalista in studio dice «allora partiamo dal presupposto che qui nessuno ha la ricetta magica e tutti hanno detto cose un po’ in contraddizione. Il gioco delle contraddizioni è molto difficile ma in questo momento bisogna non dimenticarle sennò è la psico-verità, cioè cerchiamo di capire che il passato anche recente non esiste».

Viene lanciato il servizio che attacca con la procura di Bergamo che indaga su quanto è successo ad Alzano Lombardo. Sotto accusa è la gestione dell’emergenza da parte della Regione Lombardia, che non avrebbe reagito a dovere davanti ai casi di contagio. Come se tutti gli altri, a cominciare dalla maggioranza al Governo, avesse avuto le idee chiare fin dal principio. Siamo a due ore e 22 secondi di trasmissione quando si fa tutta la cronistoria del coronavirus. Si ricorda la data del 24 febbraio, quando il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli annunciava di voler chiudere le scuole e le università, ma una telefonata lo fermò in diretta. Era Conte, chiese a Ceriscioli di sospendere la prescrizione e la firma dell’ordinanza, posticipandola al confronto che ci sarebbe stato l’indomani. Altro che confronto! il Governo fece ricorso all’Avvocatura dello Stato per fermare l’ordinanza regionale. Salvo poi decidere, sette giorni dopo, la chiusura delle scuole. Non solo delle Marche ma di tutta Italia.

Anche sul lockdown a Palazzo Chigi le idee cambiano rapidamente. Conte dice prima che «il Paese non si deve paralizzare» e poi dice «io ho deciso, d’accordo con gli altri componenti al Governo, di adottare misure ancora più forti: un’Italia Zona Protetta».

Il 27 febbraio il sindaco di Milano Beppe Sala lancia la campagna “Milano non si ferma” e il segretario Pd Nicola Zingaretti accetta l’invito, si fa fotografare ai Navigli mentre beve un aperitivo. Il 28 febbraio l’amministrazione comunale di Bergamo lancia l’invito a camminare per le vie e per le strade. Dieci giorni dopo il sindaco Giorgio Gori fa dietrofront perché capisce che la situazione è molto seria e il sistema sanitario è al collasso.

Su questa storia s’inserisce la Regione Marche. Il giornalista in televisione intervista il presidente Ceriscioli «lei è un matematico, aveva intuito prima degli altri che era necessario chiudere le scuole, che giudizio dà di questa storia?»

«E’ successo che il Governo, nella primissima fase, non aveva capito quello che stava per succedere e leggeva queste iniziative come una formula per spaventare i cittadini contro un’emergenza controllabile – spiega Ceriscioli – invece la nostra posizione era che le cose stavano diversamente e che occorreva reagire subito, che bisognava fermare un pericolosissimo contagio, che non era un’influenza, quello che poi si è verificato». Il presidente regionale delle Marche fa notare anche che il ricorso al Tar è ancora in piedi, a segnare l’incertezza, il paradosso, e conclude: «sono convinto che se il Governo fosse partito da subito con misure restrittive avremmo visto un film un po’ diverso».

«Lei fa il presidente di una Regione importante ma non è la Lombardia, non ha dieci milioni di abitanti, perché lei ha visto questo segnale, perché ha fatto un’opera così dura, tosta in quel momento, di dire chiudiamo le scuole. Che cosa l’aveva fatta preoccupare così tanto?» incalza il giornalista.

«La visione sul virus, come quando si vede la punta dell’iceberg – la risposta di Ceriscioli – si stava avvicinando pericolosamente, sapevamo che il virus era già arrivato in realtà, quindi occorreva prendere subito misure di contenimento. Era uno sguardo studiato insieme al Gores, realtà scientifica-tecnica che nelle Marche affianca ogni emergenza e dava indicazioni utili alla politica. Io credo che la politica, quando sa decidere ascoltando i consigli giusti, può fare cose buone».

Le Marche sono state boicottate, come altre regioni che erano avanti rispetto al Governo.

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