Si scrive Sure si legge fregatura

Allora, vediamo di cosa si parlerà martedì all’Eurogruppo. Serve un piano comune per difendere i posti di lavoro e sostenere le persone disoccupate. Una prima risposta è stata presentata dalla Commissione Europea ed è il programma “Sure” un sistema di prestiti rivolto agli Stati per difendere l’occupazione che impiega risorse “a debito” in un contesto di blocco totale della vita economica e produttiva. Si scrive Sure si legge cassa integrazione all’europea. Lo Stato copre fino a un massimo del 60% della retribuzione persa dal lavoratore.

L’idea da sottoporre Sure alla riunione dell’Eurogruppo di martedì è stata annunciata nei giorni scorsi dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Dopo aver fatto calare qualche giorno fa la pietra tombale sui coronabond la signora in pelliccia ha declamato in un tweet il suo entusiasmo per l’ultima alzata d’ingegno di Bruxelles: «Questa è la solidarietà europea! Lo facciamo per il futuro dell’Europa».

E’ davvero così? A leggere il Financial Times, che ha messo le mani sulla bozza, non si direbbe. La cassa integrazione in deroga in salsa Ue punta a una dotazione di 100 miliardi di euro. Risorse non reperibili nel bilancio comunitario. La sola in grado di creare moneta dal nulla è la Bce ma, visto che l’idea di mutualizzare il debito è indigesta a tedeschi e olandesi, si dovrà bussare alle porte dei mercati internazionali. Servono le garanzie. Chi dovrà metterle? Il progetto invita gli Stati membri a fornire garanzie di prestito “revocabili, incondizionate e su richiesta”. Si parla di una cifra pari a 25 miliardi. Qualcosa non quadra: qual è il principio solidaristico in base al quale, per vedere moneta, chi è già in difficoltà dovrebbe farsi pignorare il Colosseo? Ma c’è dell’altro. Per evitare di esaurire i fondi Sure prevede che i tre maggiori beneficiari non possano superare cumulativamente i 60 miliardi di prestiti.

L’Italia rischia di dover fornire garanzie per 25 miliardi per ricevere solo 20 miliardi.

Sono misure accessorie rispetto al centro nevralgico dell’impianto emergenziale in discussione. E’ al lavoro in queste ore l’European Working Group, incaricato di definire le proposte da discutere all’Eurogruppo del 7 aprile. E guarda caso fanno parte del gruppo tutti i rappresentanti del Mes. Si pensa ancora al Fondo Salva Stati, un cappio al collo per l’Italia. A martedì.

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