Whatever it takes Mattarella, perché Draghi

Whatever it takes Mattarella, perché Draghi. Perché bisogna fare tutto quel che è necessario e anche di più. Il Quirinale deve decidersi a dimissionare Conte e nominare Draghi al suo posto. Lo chiede l’opposizione e una fetta crescente di Pd mentre una parte di grillini e i cattolici di sinistra (da Dario Franceschini a Graziano Delrio fino a Enrico Letta) puntano sulla stampa amica per difendere, più che Conte, la loro posizione. Ma non vale più la minaccia dell’avvento delle destre al governo per puntellare questo. Già questo refrain stonato stava stretto agli italiani prima del coronavirus, figuriamoci quando sarà passata l’emergenza sanitaria giacché, dopo i morti da per e con coronavirus, si conteranno altri morti. Anche suicidi, ed economia al collasso. E’ fuori discussione l’abilità di Mario Draghi e il silenzio del capo dello Stato non può durare ancora a lungo. Quando Draghi dice che è necessario fare tutto il debito che serve e assorbire al bilancio dello Stato il debito delle aziende private, si riferisce alle aziende vive, quelle da cui dipenderà la crescita della nostra economia quando l’emergenza sarà passata. Non si riferisce ad Alitalia. Il monito di Draghi ridà speranza sulla possibilità di superare questo difficile momento senza compromettere i nostri sistemi economici. Quando l’emergenza sanitaria sarà rientrata per tutti i Paesi sarà tollerabile un livello più elevato di debito rispetto al Pil e una politica accomodante di tassi d’interesse consentirà di limitare l’impatto sui bilanci pubblici degli oneri di servizio del debito. Considerando che il nostro Paese parte da una posizione svantaggiata rispetto agli altri, è fondamentale che le politiche economiche del nostro Governo siano responsabili e non gettino le basi per nuove tensioni durante la difficile fase di ripresa. Conte ha fatto il suo tempo.

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