L’Italia, una lezione per tutti: cosa non fare (New York Times)

Il New York Times spiega gli errori del governo giallorosso dalla prima fase dell’emergenza a questi giorni, che sia da lezione per gli altri Paesi l’articolo del 22 marzo dal titolo: “L’Italia, nuovo epicentro della pandemia, ha lezioni per il mondo” di Jason Horowitz, Emma Bubola, Elisabetta Povoledo.new-york-times-italia-conte-JPG

Si legge che mentre i contagi e le morti si moltiplicavano il leader del Partito Democratico, al governo, pubblicava la foto mentre brindava a Milano, esortando i cittadini a non perdere le proprie abitudini, era il 27 febbraio.

Oggi è chiaro a tutti che l’Italia è il Paese con più morti al mondo ed è l’epicentro della pandemia, in continua evoluzione. Siamo passati da “i confini non esistono” alle foto di gruppo al ristorante cinese al motto “il vero virus è il razzismo” e quindi ai selfie in mascherina e lo slogan “restiamo a casa!” fino a mettere alla gogna chi fa jogging e porta a spasso il cane.

Tutto ciò favorito dai discorsi notturni del presidente del consiglio Giuseppe Conte che anziché agire subito ha fatto un passettino alla volta, e ogni tanto è tornato sui suoi passi, un mix tra il gambero e la tartaruga. Annuncia l’esercito in Lombardia per far rispettare il blocco e la chiusura di tutte le fabbriche e delle attività produttive. Fino ad arrivare al massimo dello sforzo con un minimo di risultato.

… Se l’esperienza italiana ha qualcosa da insegnare – si legge sul quotidiano statunitense – è che le misure per isolare le aree colpite e per limitare gli spostamenti della popolazione devono essere adottate immediatamente, messe subito in atto con assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente …

e ancora … nonostante siano state attuate alcune delle misure più restrittive al mondo, all’inizio del contagio, il momento chiave, le autorità italiane annaspavano tra queste stesse misure …

e ancora … i governanti italiani hanno difeso il proprio operato sottolineando che si tratta di una crisi senza precedenti nella storia moderna. Ma andando a ripercorrere le loro azioni si possono notare alcune opportunità mancate e critici passi falsi …

e ancora … nei primi fondamentali giorni dell’epidemia Conte e altri alti funzionari hanno cercato di minimizzare la minaccia, creando confusione e un falso senso di sicurezza che ha permesso al virus di diffondersi …

e ancora … anche dopo aver deciso di ricorrere a un blocco generale per sconfiggere il virus, il governo italiano non è riuscito a comunicare l’entità della minaccia con una forza sufficiente a convincere gli italiani a rispettare le norme, formulate in modo da lasciare grande spazio a fraintendimenti …

e ancora … a gennaio alcuni governatori di destra avevano detto al premier Conte, loro ex alleato e ora avversario politico, di mettere in quarantena gli alunni delle regioni settentrionali di ritorno dalle vacanze in Cina, allora molti esponenti di sinistra criticarono la proposta come un allarmismo di matrice populista…

Conte, in linea con gli esponenti di sinistra, non badò ai campanelli d’allarme fatti suonare da governatori del Nord, disse che “dovevano fidarsi delle autorità incaricate dell’istruzione e della salute”, il 30 gennaio bloccò tutti i voli da e verso la Cina e il 18 febbraio un trentottenne al pronto soccorso di Codogno con gravi sintomi influenzali non fece preoccupare. Ma il virus, secondo gli esperti, era già attivo da settimane, trasmesso da asintomatici, scambiato per banale influenza.

Mentre Conte elogiava l’Italia per la sua fermezza e minimizzava il contagio, attribuendo il numero alto d’infetti ai troppi tamponi effettuati in Lombardia, il virus è esploso. Quindi il premier ha pensato bene di incolpare l’ospedale di Codogno per questo, intanto che accusava Veneto e Lombardia di gonfiare il problema, aiutato da Zingaretti che pubblicava la foto dell’aperitivo milanese e da Luigi Di Maio che, nella conferenza stampa romana, inventava un termine: “infodemia” per denigrare i media che stavano evidenziando la minaccia. Beppe Sala, sindaco di Milano, in t-shirt bianca pubblicizzava la campagna “Milano non si ferma” e la gente continuava a radunarsi in strada.

A proposito, Giuseppe Conte ha rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti del New York Times.

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