Conte ha pieni poteri ma nell’antica Roma i dittatori dopo sei mesi tornavano nei campi

L’intervista di Stefano Filippi a Francesco Cavalla, professore ordinario di Filosofia del diritto nell’Università di Padova, autore di numerose pubblicazioni. Il giornalista incalza il filosofo del diritto che riflette su questa fase di emergenza che sta vivendo il Paese, siamo come in guerra e le camere sono assenti, c’è un capo del governo messo lì “per caso” con pieni poteri, nell’ora più buia, senza Churchill:

«Conte ha pieni poteri, ma nell’antica Roma i dittatori dopo sei mesi tornavano nei campi» dice il professor Cavalla, 80 anni, uno dei maggiori filosofi del diritto italiani, giurista liberale, analizza dal punto di vista giuridico il comportamento dell’esecutivo di Giuseppe Conte in questa emergenza. E condivide ben poco: «Complessivamente ho visto un governo agire a tentoni, senza una chiara visione complessiva».

Nelle emergenze il potere si concentra: «Il primo esempio di ciò lo troviamo nella culla del diritto occidentale, cioè in Roma Antica. Là era prevista la figura del dittatore. Egli veniva nominato come tale dal Senato, cioè con un provvedimento specifico di delega. In secondo luogo, il dittatore poteva gestire questi suoi poteri straordinari per una durata massima di sei mesi, dopodiché tornava a zappare i campi, se era un agricoltore, come accade per il ben noto esempio di Cincinnato. Se anche da noi ci fosse un provvedimento che desse per sei mesi i pieni poteri a Conte, con la garanzia che poi andasse a zappare i campi, personalmente ci farei un pensierino».

C’è anche che Conte non è stato eletto dal popolo, ha una legittimazione formale ma non sostanziale. E anche sotto il profilo formale «non si può non rilevare che il suo governo non risponde affatto ai requisiti di compattezza ed efficacia richiesti da Mattarella all’atto del conferimento dell’incarico – ancora Cavalla – . Di fronte a una situazione di emergenza come è la nostra, il ricorso al controllo del Parlamento sarebbe più che mai necessario, prima di emettere provvedimenti che limitano pesantemente diritti e libertà personali». E tutto ciò con l’opposizione e la stampa silenziate, per non criticare in nome dell’unità nazionale ma, attenzione: «il richiamo alla concordia non può essere un mezzo ricattatorio per chiudere la bocca alle critiche. Tacitare le critiche con un ricatto emotivo è un atteggiamento degno di uno Stato totalitario. Ci sono tanti modi per togliere il diritto di parola alla gente: con la violenza, con la minaccia, con la subdola persuasione».

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