Discorso non libero: la minaccia alla democrazia globale e perché dobbiamo agire, ora”

Joshua Wong, l’anticomunista. La propaganda di sinistra in Italia cambia il titolo del libro. Il volume uscito in inglese il 30 gennaio per WH Allen del gruppo Penguin s’intitola “Discorso non libero: la minaccia alla democrazia globale e perché dobbiamo agire, ora”. In Italia esce il 6 febbraio per Feltrinelli e s’intitola Noi siamo la rivoluzione. Perché la piazza può salvare la democrazia.

Un titolo che rimanda agli ultimi piazzisti italiani, che niente hanno a che fare con la democrazia e molto hanno a che fare con il sistema. Benetton & Company. Tanto per cominciare.

Wong non c’entra niente con i piazzisti tortellini e mortadella. Il suo è un attacco frontale al regime cinese – comunista – come potenziale minaccia per la democrazia mondiale. Come evidenziato da un recente rapporto di Human Rights Watch.

Dunque, forse è il caso di superare subito le letture di parte, e soffermarsi piuttosto sulla storia straordinaria di un ragazzino che già a 14 anni aveva fatto la storia, organizzando la prima protesta studentesca nella storia di Hong Kong. Protesta vittoriosa, perché costrinse il governo di Pechino a ritirare un curriculum di educazione civica pensato per inculcare anche agli studenti della ex-colonia un lavaggio del cervello sulle bellezze del potere monolitico del Partito Comunista e sulle brutture del pluripartitismo.

Scholarism si chiamò il movimento fondato da Joshua Wong a partire da una pagina su Facebook, e che fu capace di portare fino a 100.000 persone in piazza.

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