L’Inpgi perde mezzo milione di euro al giorno, poveri giornalisti

L’Inpgi perde mezzo milione di euro al giorno, brucia ogni ora 22mila euro dei soldi dei giornalisti. La nota stampa è di Sos Inpgi che strilla “L’ALTERNATIVA SIAMO SOLO NOI”. Lo squilibrio tra entrate e uscite previdenziali è negativo da nove anni e il bilancio del nostro Istituto, dopo gli anni degli utili di carta, è in profondo rosso dal 2017 per centinaia di milioni, è arrivato a 150 milioni nel 2019 e sarà quest’anno superiore a 192 milioni. Mentre la liquidità in cassa garantisce il pagamento delle pensioni per nemmeno due anni. Un disastro annunciato che la maggioranza al governo dell’Inpgi e della Fnsi ha prima a lungo negato, poi affrontato in ritardo con una inutile riforma lacrime e sangue e infine pensato di rimediare con la soluzione-tampone, dichiaratamente di breve respiro, di un allargamento forzoso degli iscritti con l’ingresso di altre categorie professionali. Senza neppure prendere in considerazione un piano alternativo e senza puntare a recuperare i contributi di chi fa il giornalista ma non ha un corretto contratto di lavoro, come i falsi cococo e lavoratori autonomi, gli artisti e i commentatori televisivi. La politica colpevole e scellerata dei vertici dell’Inpgi e del Sindacato è stata condotta per anni consapevolmente sulla pelle dei colleghi, con arroganza e opacità di atti e comportamenti, e rischia ora di affondare definitivamente uno dei cardini del welfare della nostra categoria. Una politica resa possibile anche dall’assenza e dalla mancata azione dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia, che hanno assistito immobili e altrettanto colpevoli alla crisi progressiva e irreversibile dell’Inpgi e delle nostre pensioni. Per questo vogliamo: Garanzia pubblica sulle pensioni in essere e future, studiando anche il ritorno all’Inpgi interamente pubblico pre-1994: oggi siamo l’unica categoria di lavoratori dipendenti con una cassa previdenziale privatizzata sostitutiva dell’Inps e dobbiamo pretendere che lo Stato garantisca anche le nostre pensioni. Trasparenza degli atti in nome della rilevanza pubblica dell’Inpgi sancita dalla sentenza del Tar Lazio sulla gestione immobiliare, impugnata dall’Istituto contro i colleghi ricorrenti, ma anche su incarichi e consulenze e sugli “esodati”. Riduzione dei componenti e dei costi del Cda e dei compensi dei dirigenti apicali, oggi spropositati. In un momento di grande emergenza proponiamo un gettone di 150 euro a seduta Cda, il tetto massimo delle retribuzioni a 100 mila euro lordi e la riforma della rappresentanza, a partire dal Consiglio generale. Tutela del patrimonio immobiliare gestito sinora con logiche finanziarie per rivalutarlo e creare utili di carta in bilancio. Lo dimostrano le vendite che non hanno centrato gli obiettivi per i prezzi troppo alti. Anche sugli affitti si può fare meglio, ascoltando gli inquilini. Ora bisogna assolutamente evitare la vendita in blocco del patrimonio. Ampliamento della base contributiva attraverso il recupero dei contributi di artisti e commentatori televisivi specie sportivi oggi versati altrove, la progressiva estensione del contratto nazionale – anche con l’uso mirato di ispezioni efficaci e non preavvisate – a migliaia di cococo e collaboratori finti autonomi che dimostrino di lavorare di fatto come dipendenti anche a tempo pieno, nelle testate e negli uffici stampa. Garanzia del pagamento dell’ex fissa. È necessario chiarire chi sia il titolare del debito da 125 milioni di euro nei confronti di 2.200 giornalisti pensionati (Inpgi, Fnsi o Fieg?), rendere trasparente la gestione annuale e trovare i fondi per definire i rapporti con i creditori in tempi ragionevoli e ben definiti. Per l’Inpgi 2: un vero Welfare anche per i liberi professionisti; indennità in caso di chiusura della testata; migliori pensioni per tutti utilizzando l’extra gettito del patrimonio; il riequilibrio delle spese di gestione oggi a carico solo dei liberi professionisti; lo studio di un’assicurazione anti querele.

 

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