Resta l’esilio

Pubblico queste foto perché si capisce che è difficile resistere, l’amico che me le ha inviate ieri sera mi invita a raggiungerlo in Brasile ed è già deciso che lo farò tra il 2020 e il 2021. Magari mi ci stabilisco, chissà. Il mio amico dice che, per chi ha voglia di lavorare, ci sono tante possibilità. Sto maturando da tempo la decisione, sono uno spirito libero, vagabonda per natura e tanto basterebbe, ma quello che mi sta convincendo a lasciare è la situazione politica italiana.

Con orgoglio ho sempre portato avanti le mie ragioni, pronta sempre al dialogo ma ben salda nei miei valori di riferimento.

Ricordo l’estate scorsa, la bufera creata ad arte attorno ai 131 disperati recuperati davanti alle coste libiche e portati in Italia. Ricordo gli appelli a trovare subito un porto sicuro, ricordo la prua puntata verso le coste italiane, a prescindere dalle disposizioni dell’autorità preposte a vigilare sui salvataggi in mare. Ricordo la Gregoretti e l’inchiesta-vergogna.

Oggi ci sono 151 migranti sequestrati in mezzo al mare. Profughi in ammollo per volontà dei soccorritori e di chi li spalleggia. Dalla nave dell’organizzazione non governativa non è partito un solo appello per trovare in fretta un porto sicuro né si è puntata la prua verso le coste italiane. Non sbarcano ma non c’è allarme, a differenza della scorsa estate, perché oggi si vota in Emilia Romagna e in Calabria. Quindi i migranti restano in mare, al freddo (che ad agosto non c’era).

Oggi si scoprirà la natura degli italiani. Domani si capirà se sono il popolo forte, di cui vado fiera, o rappresentano il Paese debole passato dalla prima alla quarta fila, deriso, offeso.

La credibilità è una conquista e non accetta sotterfugi. Ecco, se dovesse vincere il Paese debole, scelgo l’esilio.

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